RECENSIONI


Medaglioni artistici - Umberto Bartoli

di (Ed. Il telegrafo), 01/12/1932


Singolare artista questo eccellente scultore in legno le cui opere sembrano riportarci alle tradizioni classiche.
Da molto tempo i nostri migliori avevano negletta questa materia, che cosi comunemente lavoravasi, anche dai sommi scultori, in specie nei secoli d'oro della Rinascenza. A Firenze fu giustamente celebrato il Frullini nella seconda meta del secolo scorso, ma, dopo, sembro quasi spegnersi questa gloriosa tradizione dello scolpire in legno, nella quale rifulgono i nomi del Ghiberti (v. il suo trattato), del Donatello, del Brunelleschi, di Benedetto da Maiano per non citare che i maggiori a memoria.
Dobbiamo essere dunque ben grati al fiorentino Bartoli di avere rimesso i_n onore, con tanto senso d'arte e con tanto entusiasmo questo nostro nobilissimo retaggio artistico, producendo tutta una numerosa serie (dai piu svariati soggetti) di sculture in legno.
Da quanto abbiamo detto e esplicito gia che carattere dominante nella produzione artistica del Bartoli e il suo classicismo, non disgiunto da una giusta nota di modernita tutta personale, che ci rende piu immediatamente comprensibili nell'estetica e nello spirito, le di lui opere.
Della sua geniale e molteplice attivita ricordiamo qui alcuni fra gli esemplari piu cospicui e caratteristici. Tali sono: « Le quattro stagioni » raffigurate rispettivamente: la Primavera da una donna europea tra due tronchi fioriti; !'Estate da una negra; l'Autunno da una giapponese con dei crisantemi e l'Inverno da una esquimese tutta impellicciata. Sono quattro figure, di carattere moderno, molto originali ed espressive. Veramente interessante un « Abele morente », primo -lavoro d'importanza dell'artista.
La figura e di una anatomia molto studiata e reale, che rende efficacemente lo strazio supremo del trapasso. Bello il « Gruppo familiare » con l'autoritratto dello scultore e i ritratti della moglie e dei figli. La composizione e distribuita in piani digradanti, di gusto classico. Notevolissima una figura di « S. Francesco » ispirata al passo dei « Fioretti » dove e scritto « ... raccattava due pezzi di legno e servendosene a mo' di strumento cantava, e infine prorompeva in lacrime ». Bellissimo il volto, che guarda in alto con gli occhi piangenti, per la serafica tristezza, che rende profondamente la spiritualita poetica e trascendentale del Santo italianissimo.
Suggestivo il ritratto di Beethoven che si eleva da un grosso ramo di quercia, e ha una mano vicino al� l'orecchio, a guisa di conchiglia, come per meglio sentire il frusciar delle foglie - poiche come tutti sanno, il grande musicista amava stare ad udire i suoni del vento -, mentre gli occhi fissano il vuoto. Infine il magnifico « Ritratto del :figlio morto » eseguito a memoria, anche in marmo, e un finissimo crocifisso in avorio.
Vi e poi un gruppo di opere di carattere, diremmo, sportive, e cioe: « Colpito », un boxeur che si piega sulle gambe; bellissimo e vivamente espressivo; la « Parata » d'un portiere del giuoco del calcio; il « Giuocatore in attesa » figura due volte il naturale, che tiene un piede sul pallone, trattata con vero senso d'arte nella sua gigantesca mole.
Ma quant'altre opere, ammirate, dobbiamo tralasciare di ricordare - per necessita di tempo e di spazio -, tutte interessanti per meglio comprendere l'arte di questo scultore che, come i grandi del passato, dei quali - come s'e detto - ha ripreso la tradizione, comincio giovanissimo (14 anni) ad intagliare e sui 18 a scolpire, formandosi virilmente da se, con _lo studio e la pratica, tenacemente.
(da «Il Telegrafo», dicembre 1932)

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In questa recensione vengono menzionate le seguenti opere:




Galleria immagini e Documenti

    Dall'opera " Figlio Leandro - scolpito dopo la morte 0685"

    Dall'opera "Il Portiere di calcio 0506"

    Dall'opera "Pugile 0079"