RECENSIONI


Giovanna Pazzi - L'albero e l'uomo

di Giovanna Pazzi (Ed. Il Legno)



La sagoma d'un albero e l'ispirazione dell'artista: Può l'uomo penetrare il mistero della forma nella creazione secolare della natura, per trarne vantaggi all'opera propria caduca realizzata attraverso pochi lustri appena di vita, studio e lavoro? L'esistenza dell'albero vetusto che ha resistito per lunghe età, può rispecchiarsi nell'anima dell'uomo? E l'arte dello scalpello può adeguarsi alle tracce naturali del legno che con fremiti nelle proprie radici ha sfidato i fulmini?
Se trovate un artista del legno il quale sappia conservare alla creatura da lui plasmata il lirismo delle linee naturali della pianta carica d'anni, egli è un privilegiato.
Se udite un artista dirvi che osservando un grosso ceppo che gli scaricavano nello studio, ha ad un tratto visto - con gli occhi dello spirito - il rilievo della coscia e lo sfilamento delle gambe d'un gagliardo lottatore, egli è un grande.
Trarre forme eloquenti d'arte dal blocco in natura!
Programma ideale di cui un vertice poggia su vetta splendente di vittoria.
Pure tutto ciò non è lirismo. Non è enfasi.
Venite in una strada nuova aperta nelle lontane arterie della vecchia Firenze e troverete a lavorare in candida semplicità come i creatori dei secoli d'oro - un artigiano dal cuore in fiamme e dal modesto aspetto, che vi osserva un tronco d'albero, ne palpeggia le grosse radici, le accarezza delicatamente e da esse ne trae il più mirabile contorcimento di serpi attorno al capo di un'adolescente che vi ricava nel tronco stesso, levigandolo nella sua struttura naturale, ritoccandolo, riducendolo con colpi trepidi di scalpello, ad un seducente corpo femmineo: carne viva dalla linfa d'albero.
Eccovi la sua Salambò che danza.
Il Bartoli, infatti, temperamento artistico di asceta, trascendentalmente donato alla sua vita di lavoro, nel ricevere un giorno un nobile blocco di noce, non ancora sapeva che cosa dovesse ricavarne. Lo guarda. Lo osserva intensamente. Ha capito! Lo arrovescia e cosi capovolto la parte inferiore, già confitta nei misteri di sotterra, diventerà il capo, le braccia, il torso. Inizia senz'altro la sua fatica seguendo perfettamente con umiltà eccelsa la natura, poichè le braccia erano effettivamente in origine separate dal tronco da sassi incastratisi con terriccio nel legno abbarbicato. La statua è leggiadrissima e non si romperebbe neanche a volerlo perchè la sua forma artistica segue l'andatura del legno nelle sue naturali formazioni, ed ogni slancio della figura corrisponde esattamente alle vene del noce.
Il Bartoli, come un iniziato a visioni superiori, coglie rapidamente, con lampo di passione, l'essenziale della figura umana nella rivelazione del blocco informe quale glielo portano e che per lui solo assume subito linee definite, inviti e promesse.
Anche il Duce gli è nato tra mani cosi, creandoselo nudo in omaggio alla semplice verità tanto classicamente discussa, quanto aurea che la Gloria non si ricopre di mantelli...
Dalla solida sagoma dominatrice di Mussolini, alle serafiche sembianze di San Francesco. L'artista ha operato rivivendo in sè la laude magnifica del legno innalzata dal Santo con il commovente episodio che andando Egli per faticose strade vide ai suoi piedi due pezzi di legno, si curvò ad essi amoroso e raccattatili se li pose fra le braccia a mo' di strumenti musicali, cantando grazie a Dio ed infine prorompendo in dolci lagrime di gratitudine per la Provvidenza.
Nella stupenda statua del Bartoli che porta incisi i poetici accenti del Poverello nel serrarsi al petto le due legna, il Santo appare inginocchiato, con mani scarne di preghiera, testa protesa al cielo, viso ispirato, atteggiamento sublime di adorazione.
I Cristi del Bartoli hanno una si eloquente umanità soffusa di divino, da inchiodarci pensierosi di fronte al prodigio artistico di ottenere espressioni realistiche in pieno illuminate d'ineffabile che palpita nei volti di Gesù e solleva a tutt'altra atmosfera della nostra quotidiana e misera. Ne ha di atteggiamenti e spiriti diversi. Uno meravigliosamente sereno dopo superati gli spasimi umani dell'orrenda morte in croce; un altro con viso affilatissimo e mestizia sublime negli estremi istanti di agonia; altro ancora in legno rossigno di ciliegio che sembra marmo nel travaglio, invece, e nel tormento cocente dell'agonia; e poi Cristo abbracciato dall'Addolorata, altro Gesù Crocefisso con la Santa Madre, ecc. ecc. E tutto ciò parlando solo delle opere che abbiamo avuto la gioia di ammirare entro le pareti del suo laboratorio.
Fra le opere di carattere sacro non vanno taciute le sue Madonnine 900 le quali pure rappresentando si intende, una produzione in sott'ordine rispetto all'arte pura, sono di una finezza e di una soavità impareggiabili.
In tutt'altro campo ci attrae particolarmente una bella testa di Greta Garbo ed un agile «Nuotatore» con viso scarno, palesemente radioso del contatto fisico avuto con l'acqua: a mani giù, braccia tese lungo le gambe, si scrolla d'addosso l'ultimo residuo di acqua e di gran gioia giovanile vissuta fra le onde.
II dolore ha fieramente bussato al cuore del povero Bartoli, portandogli via un lembo di sè stesso con l'esistenza stroncata d'un figlio. E questo figlio morto rivive nel busto fattogli dal padre. Rivive! Quale mai altro vocabolo possiamo usare per esprimere la eccellenza dell'opera?
Arieggiando le antiche maniere d'arte, il Bartoli ha ritratta in legno tutta la propria famiglia: e il gruppo genitori e figliuoli ha il sapore delizioso delle cose d'un lustro artistico passato. Davanti alla chiara rappresentazione dei personaggi sulla tavola incassata nel muro, tutti con atteggiamenti e purezza di rilievi pari ai pregi di celebri capolavori pittorici, restiamo stupiti: ci pare impossibile, confessiamo, che al giorno d'oggi sì la vori cosi, o in altri termini che si lavori con tanto evidente retaggio nel sangue dei nostri somni artisti d'un tempo
Chiuderemo queste scialbe note soffermandoci innanzi ad un'originalissima rappresentazione di Beethoven la cui figura umana esce da una base boschiva, espressione ideale del suo genio che si alimenta dalla diretta natura, assorbendone virtù e voci. Sordo come è il musicista, egli si fa conca alle orecchie con le mani per udire, proteso con spasimo ad accogliere tutto l'arcano dei rumori della selva. è noto infatti, che Beethoven usciva con il vento e si tuffava nel vento per immedesimarsi con i suoni e la gamma portentosa di fremiti e sibili delle correnti d'aria impetuose nell'atmosfera sconvolta.
Qui, nella statua del Bartoli, il vento scompiglia i capelli di Beethoven come scompiglia le chiome degli alberi nel nimbo boschivo in cui il musicista emerge... L'uomo e l'albero. Affinità...
GIANNA PAZZI


In questa recensione vengono menzionate le seguenti opere:




Galleria immagini e Documenti

    Dall'opera " Crocifisso in un sol pezzo 530"

    Dall'opera "Madonna con bambino - quattro bassorilievi 0100"



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