L'ascesi limpida dei soggetti scolpiti è impregnata di calore umano, di vita, di emotività sofferta. Si assapora la fusione del legno con l'idea, dello spirito con la materia.
La carica emotiva dell'artista ha anticipato l'idea prima di crearla e, nell'attimo più o meno lungo della creazione, ha trasfuso sè stesso poeta, artista e uomo nell'opera.
Di lui si racconta che mentre scolpiva un Cristo, si tagliò quasi di netto la falange di un dito con lo scalpello. Non per questo interruppe immediatamente la sua creazione, anzi la irrorò del suo sangue come per assimilare il suo pathos a quello del Cristo.
Artista e non mercante, faceva sue le opere compiute e se ne staccava solo per pura necessità o amicizia.
La sua arte è un'ascesi non soltanto mistica ma anche di sviluppo, completezza e modernità. Se facciamo un raffronto tra le prime e le ultime opere, vediamo nelle prime oltre alla compenetrazione completa dell'artista col soggetto, un certo compiacimento formale, vedi Pilato, una nobiltà serica nel panneggio delle figure.
Le opere più moderne invece sofferte, più scarne con accenni solo essenziali al panneggio ma con una luce forte nei tratti somatici.
La fede non ha mai abbandonato l'artista anche nei momenti difficili e tragici della sua vita. La morte del figlio quindicenne lo ha ancora di più avvicinato al mondo dello spirito e della meditazione. La sua attività maturata interiormente non conosceva soste, e in tempo di guerra non potendo scolpire per mancanza della materia prima, dipingeva.
C è un bellissimo Cristo avvinghiato alla Vergine cupa e vecchia. L'abbraccio è di un chiuso geometrismo prepotente nella forma che rivela lo scultore. I colori sono forti.
L'impressione è di una evidente morsa di dolore.
Penso però che più rivelatrici della sua natura in fondo mite e sottomessa all'immanenza della religiosità sull'uomo, siano le sculture.
Simbiosi piena e appagata di lui uomo con la natura e la spiritualità. profonda interiore che ha illuminato la sua vita.
Un noce centenario avvolto nella luce del sole si svela agli occhi dello scultore come un Cristo con le braccia spalancate pronto ad accogliere nelle sue sofferenze tutti i mali del mondo. Come per un miracolo, il noce che imprigionava la luce, si secca e dal tronco morto, nasce un'opera immortale, fiaccola di fede per chi crede.
è giusto ricordare Umberto Bartoli non solo come figura di un recente passato ma come guida e traccia nel presente dell'arte.
ANNA PESTELLINI VINCITORIO
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