RECENSIONI


Necrologio

di (Ed. La Nazione), 05/07/1977


Si è spento a Firenze. alle soglie dei novant'anni, lo scultore Umberto Bartoli. un artista appassionato profondamente religioso, che ha dedicato senza risparmio una quantità di energie creative all'in� terpretazione di forme plastiche nato in una modesta famiglia di Livorno, all'Ardenza, costretto dalla sua condizione di orfano a soffrire le tristezze di una infanzia passata in un istituto di carità, Umberto Bartoli, padre dell'architetto Lando, seppe poi intraprendere senza indecisioni, fin dalla più giovane età, quel lavoro di intaglio del legno continuato con logica sequenza e grandi risultati fino all'estrema vecchiaia.
La passione per il legno nacque nel bimbo livornese dall'osservazione della bottega di un falegname. Dapprima, certo, il ragazzo voleva soltanto essere un buon artigiano.
Il naturale talento lo portò poi a disegnare con risultati positivi gli oggetti osservati dal vero compreso il corpo umano e a trasferire in altra dimensione il disegno della matita. Non ebbe la possibilità di seguire veri e propri corsi di cultura artistica, ma seppe formare il suo ingegno con la costante osservazione della grande arte.
Il passaggio dalla attività artigianale, compiuta nelle botteghe livornesi nei primi anni del secolo, a una libera espressione artistica comportò un salto di qualità fondamentale. Per lavoro Bartoli venne a stare a Firenze e l'ingresso nello studio dell'architello Adolfo Coppedè, il maestro del floreale fiorentino fu indubbiamente per lui un fatto molto positivo: la padronanza delle fini ispirazioni e della cultura eteroclita degli ambienti intorno al Coppedè furono capaci di aprire lo strada a una fantasia più fel ice nella storia del Bartoli.
Nella storia del Bartoli c'è un periodo contrassegnato dalla lavorazione del mobile d' arte, c'è un'epoca di passione per il bozzettismo dedicato a personaggi singolari, si nota un tempo di forte presenza della suggestione dannunziana, c'è la ritrattistica.
Ma sboccia alla fine negli anni della maturità, più fertile che qualsiasi altra spinta, la tensione religiosa, che lo porta a creare quei crocifissi in legno, gloria principale della sua vita, e quei bassorilievi di storie sacre che furono giusto vanto suo e dei suoi estimatori


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