RECENSIONI


La Madonnina del Canto alle Rondini

di (Ed. Firme Nostre), 01/03/1985



Questo «Canto alle Rondini » è nella memoria di tutti i fiorentini della mia generazione perchè fino agli anni trenta quando - cioè - furono iniziati i lavori di risanamento del quartiere di S. Croce, sull'angolo della Farmacia che allora si trovava fra via Pietrapiana e via Verdi si poteva vedere un tabernacolo che accoglieva, appunto, la « Madonnina del Canto alle Rondini »; una scultura eseguita dallo scultore Umberto Bartoli nei primi anni della sua venuta a Firenze quando fu assunto in qualità di scultore dai « Coppedè » che, allora, avevano «bottega grande» nei locali dei Monte domini sul fronte dei Viali e operavano in qualità di esperti «legnaioli» secondo l'antica tradizione quattrocentesca che vedeva nella «bottega» architetti, maestri, pittori. decoratori e artigiani del legno, del ferro ecc.. occupati nelle più disparate attività professionali.
Questa «Madonnina» modellata quando io non ero ancora nato e che poi si era scolpita nella mia memoria: slanciata, col Bambino in braccio, in atteggiamento accennante ad un incedere fra maestoso e cordiale e incorniciata da un'aureola grande (immensa, mi pareva formata da un volo di rondini in cerchio intorno alla statua) questa «Madonnina» non esiste più.
Quando passai davanti alla Farmacia riuscii, non so come, a spostare il mio sguardo solitamente occupato a evitare il traffico delle auto, delle motociclette e motoscooter, a regolare il mio passo su quello dei pedoni numerosi intenti anche ad evitare per di più l'ingombro dei «lavori in corso» buche transenne e segnali. Spostai il mio sguardo verso l'alto dove una volta, e nella posizione primitiva del palazzo che si trovava una ventina di metri più in avanti, c'era raccolta nel Tabernacolo la « Madonnina » e la rividi e mi sembrò un miracolo.
Sulla grande lunetta era accanto all'ingresso del negozio una bella macrofotografia, impressa con quelle tecniche moderne che trasferiscono su pellicole gli ingrandimenti fotografici sopra supporti (in questo caso il vetro); un'immagine che riproponeva alle dimensioni che al mio meravigliato sguardo sembrarono « al naturale» L'immagine ormai creduta perduta per sempre del 'opera giovanile di mio padre,
Quanto l'avevamo cercata non appena, passata la guerra, chiedemmo notizie a chi credevamo che ce le potesse dare: ai proprietari della Farmacia e, poi sulle loro indicazioni, presso la vicina parrocchia di S. Ambrogio.
I lavori di risanamento del quartiere erano stati interrotti dalla guerra e durarono diversi anni. Nessuno sapeva esattamente dove si trovava e noi ci rassegnammo; troppo presto! vien fatto ora di riflettere. Dovevamo insistere di più. Ma forse occorrevano anche altre doti di intraprendenza per insistere; quella intraprendenza che i sentimenti di oggi forse ci farebbero trovare.
Ma tant'è. Intanto questa immagine mi consentiva di conservare una memoria preziosa per me e per i miei e di ricordarla per la prossima scadenza del primo luglio. Ancora una volta l'invito del filosofo: bisogna orientare la propria vita verso il desiderio trovava una conferma. Mi presentai ai proprietari della farmacia; erano là da pochi anni e avevano ricevuto dai precedenti la proprietà così.
Non avevano apportato alcuna modifica e non sapevano dove si potesse rintracciare originale.
Avevano, sì, sentito qualcosa dai precedenti ma nulla più. Forse si poteva ancora sperare nel recupero della scultura.
Ormai questo non sarà più possibile.
Riassaporai tutto l'amaro che il parroco attuale Don Desiderio Sozzi della Chiesa di S. Ambrogio mi comuni�cò col racconto della fine della Madonnina; fine della quale fu testimone in circostanze drammatiche.
II racconto si svolse qualche anno fa in occasione di una colazione che un amico comune, Alessandro Guerrera, era uso offrire, agli amici appunto, in occasione di una ricorrenza annuale.
Quell'anno ci trovammo, il parroco ed io, accanto e ci presentammo l'uno all'altro; non potrò dimenticare Io sguardo di doloroso stupore quando gli feci il mio nome e gli dissi con quale ansia si fosse fatta - inutilmente ricerca della Madonnina che, si diceva, essere stata consegnata, per conservarla, alla sua chiesa.
La Madonnina, creduta perduta, dispersa a seguito delle lunghe e difficili vicende della guerra, del passaggio del fronte da Firenze, e delle, perchè no, trascuratezze di persone ignare dei precedenti, era stata tranquillamente conservata negli scantinati della parrocchia.
II nuovo parroco prese possesso della parrocchia quando il 4 novembre 1966 l'alluvione sommerse gran parte della città e anche a S. Ambrogio l'acqua raggiunse parecchi metri di altezza sul livello stradale; seguì direttamente le operazioni di remozione del fango e di quanto l'alluvione aveva portato in chiesa e negli scantinati e le operazioni di recupero di quanto era recuperabile. Qui gli operai trovarono sommerso dal fango un grosso masso di pietra o di cemento, non capirono bene, ma che sembrava un rudere, forse di colonna ma informe, rozzo e pesantissimo.
Si consultarono con il Parroco sul da farsi e la decisione fu presa: spacchiamo questo masso che tutto intero non conviene far portare perchè non ne vale la pena e i pezzi singoli saranno facilmente trasportabili. Così fu fatto.
Ma quale fu la costernazione loro e specialmente del sacerdote quando a operazione compiuta e rovesciati i vari pezzi ci si accorse che ormai si era perduta un'opera che rappresentava la Madonna col Bambino.
Probabilmente la statua era stata, da prima, ben collocata in piedi nel pavimento per essere un giorno ripresa e riportata sul « Canto » da cui prese il nome e certamente protetta da una nicchia o da un nuovo tabernacolo. Successivamente nascosta da masserizie, mobili vecchi, armadi, nessuno se ne ricordò più.
Qui e in queste condizioni la investì e la sollevò insieme a questi ammassi di legno, l'onda della piena dell'Arno.
Qui fu adagiata con la faccia a terra, quando l'onda si ritirò, per non più rialzarsi. Le rondini sono rimaste nel loro volo incantato come in attesa del suo ritorno ospitate nella farmacia.


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    Dall'opera "Tabernacolo di Canto alle Rondini 0107"



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