Ricordo: la prima scultura in Iegno di Umberto Bartoli vidi mi fu iI Cristo ch'egli presentò al Concorso Stibert, opera che rivelava nella sua fattura un'anima d'artista e una matura tecnica di artefice. Invogliato volli conoscere le altre opere di questo scultore fiorentino che viveva appartato nel suo luminoso studio fuori mano; e mi recai a sorprenderlo nel suo lavoro.
Due colossi stavano come di guardia al suo genio creativo: Beethoven e un calciatore; lo spirito del leone e la forza della virilità. Due sculture di grandi proporzioni, in legno entrambe, che avevano nel colore e nella patina un non so che di fresco e di carnoso, che dava loro un sintomatico segno di vitalità. Il Beethoven è sorto realmente da un tronco e sembra ascoltare, con la chioma sconvolta, le armonie molteplici dei venti. Il calciatore, alto due metri, ben piantato, saldo su due gambe di bronzo, dal petto quadrato e le braccia robuste, eleva la sua testa fiera come segno di vittoria.
Umberto Bartoli, spiegava, nel silenzio il della mia ammirazione, la sua arte:
Amo particolarmente la scultura in legno perchè trovo in questa materia una bellezza di colore e di tono così delicato e morbido di patina e una così straordinaria ricchezza di risorse plastiche che sento mancarmi quando lavoro altre materie.
E p la scultura in legno da, in un certo senso, la misura dell'orgoglio artistico: infatti, un'opera eseguita in legno rimane, specialmente se di dimensioni grandiose, per sempre unica. non potendo essere riprodotta. La mano dell'artista, soltanto la sua mano vi lavora; e senza alcun ausilio di macchinario!
Da notarsi pensavo il genere del lavoro: con che oculatezza e con che sicurezza di visione e di colpo bisogna infatti intagliare e scolpire il legno; se non si ha in mente la figura completa in ogni più piccolo particolare e nelle sue proporzioni più esatte come avventare il colpo
E il Bartoli, annuendo, continuava: quando mi trovai fra mano il tronco di querce di 750 chili, da cui doveva sorgere la figura del calciatore; io la vidi subito chiara questa forma della forza virile, entro la corteccia aspra, nel suo atteggiamento vittorioso. Avevo con lo sguardo e I �intuizione già preso le misure e le proporzioni: sentivo tutta la certezza che da quel tronco sarebbe balzata come io la immaginavo.
Il lavoro fu ispirato, febbrile, ma oculato; guai a lasciarsi prendere da dubbi; a procedere fra le incertezze. Il colpo, ripeto, deve essere audace, ma sicuro e l'occhio esperto deve essere sempre di guida alla mano. Con la creta si può togliere e aggiungere a piacere; far vuoti e colmarli senza preoccupazione. Il legno levato
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