In una città dedita alla pittura come la nostra una mostra di cultura è sempre un fatto da registrare. Specialmente poi se si tratta di un 'antologica come quella allestita alla Casa della Cultura fino a domenica Il e che sarebbe un vero errore perdere.
Vi sono esposte quasi duecento opere di Umberto Bartoli, artista livornese di chiarissima ama, scomparso nel 1977 e che l'amministrazione comunale ha voluto ricordare nel quinto anniversario della morte.
La rassegna, ordinata da Mario Ammannati in collaborazione con la figlia dello scultore, Palilia, comprende pezzi di stupenda fattura, di eccezionale bellezza e plasticità, tanto che è veramente difficile citarne qualcuno in ordine di priorità. Rammentiamo, a puro titolo indicativo, l'esile e slanciata Salambò, i gruppi delle Pietà, con il Cristo e la Madre diversamente disposti nel dolore; tutti i pannelli di soggetto religioso, dalla Via Crucis al Riposo in Egitto, da San Antonio alle Stagioni; e poi il gruppo delle Mani, i cui movimenti sottolineano la disposizione verso tutti i campi dell'arte di questo artista, le cui opere sono giunte fino negli Stati Uniti, in Argentina, in Pakistan, in Tunisia, mentre a Livorno possiamo ammirare la sua Cattedra Vescovile in Duomo e il San Antonio in Sant 'Andrea.
Umberto Bartolo, che adoperò con identica bravura il mogano, il tiglio, il noce e l'avorio, si è cimentato anche in una serie di statuette, nelle quali riprende, con garbata ironia, interessanti personaggi d'epoca, come il filosofo Lamanna, il pittore Rosai, Primo Conti, Mario Salmi ed altri.
La rassegna si conclude con una ventina di quadri che Bartoli dedicò, in età avanzata, ai sassi di Castiglioncello lumeggianti in più tonalità nell'acqua, ed ai musicisti, che furono per lui perenne fonte di ispirazione.
E.D.S.
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