RECENSIONI


Istituto Giovanni Pascoli - "il ricovero"

di (Ed. O. Debatte editore - Livorno)



Gli ultimi artisti statuari che ebbero rapporti diretti con il ricovero. furono Cesare Tarrini e Umberto Bartoli. Il Tarrini era nato nel 1881. il Bartoli sette anni dopo ma si erano trovati fare gli apprendisti intagliatori insieme nella medesima bottega dove sentirono l'uno per l'altra amicizia profonda che continuò per tutta la loro vita.
In seguito il Bartoli si trasferì a Firenze distaccandosi a poco a poco dalla società livornese. mentre il Tarrini, rimanendo nella sua città natale, continuò a trarre ispirazione per le opere da un filone culturale che nasce nell'800 e si sviluppa, attraverso fasi successive, di preminente classicismo, romanticismo e verismo.
Anche i rapporti con il "Pascoli" furono diversi.
II Tarrini, in età matura, apri lo studio in un vasto locale dentro l'istituto. anche in questo seguendo la traccia di alcuni suoi illustri predecessori.
Il Bartoli aveva già conosciuto il ricovero quando, giovanotto, incontrò l'amico.
Vi era entrato all'età di cinque anni, dopo la morte del babbo. fabbro in cantiere. Era nato con altri tre fratelli all'Ardenza ma da qui era stato allontanato non appena era rimasto orfano del babbo e la madre, a servizio presso gli Orlando, non aveva i mezzi sufficienti mantenerlo. Nel «ricovero» due anni appena dopo, avendovi frequentato la prima e seconda elementare, era stato affidato al maestro di taglio e di cucito. La passione per la scultura era nata più tardi, casualmente, passando davanti alla bottega di un ebanista dove era stato colpito dal lavoro dell'artigiano.
Con il Tarrini rimase in comune nel Bartoli soltanto la passione nel trattare la materia, specialmente il legno, perchè per il resto, il più giovane dei due si perfezionò nell'ambiente fiorentino, frequentandone artisti come l'architetto Coppedè. dove. andò lavorare nei primi anni. avvicinandosi dopo a quelli di avanguardia, stringendo più tardi amicizie importanti come quella con il Papini ed il soprintendente Poggi.
In virtù di questa trasformazione, dei nuovi contatti e della crescita di gusti pia colti e raffinati, il Bartoli si allontanò definitivamente dall'ambiente artistico livornese.
Ma non si dimentico mai delle sue origini operaia nello stesso approfondimento di forme e contenuti spirituali che nella loro espressività andò sempre più raffinando; continuò ad amare la sua Ardenza a nutrire rispetto ed amore per il lavoro manuale ed artigianale al quale era stato avviato negl'anni del ricovero. Non desti meraviglia se questo livornese non ha lasciato nessuna traccia artistica nella sua città natale.
L'artista e l'uomo sono parti del Bartoli ancora da scoprire ed apprezzare per le doti morali che furono radicate in lui negli anni vissuti dentro al "Ricovero"


In questa recensione vengono menzionate le seguenti opere:




Galleria immagini e Documenti

    Dall'opera "Ritratti - Autoritratto con gruppo di amici e G.Papini 0243"

    Dall'opera "Ritratto di Giovanni Papini 0509"



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